Adele Bei, madre costituente e coraggiosa antifascista

di Federica Brunella

Durante il 1946 le italiane si recarono per la prima volta a votare in due circostanze: dapprima nelle consultazioni amministrative, che si tennero in ben tredici date (dal 10 marzo al 24 novembre) nei Comuni della penisola e poi il 2 giugno per un duplice appuntamento, il referendum istituzionale e le elezioni dell’Assemblea Costituente. In questo organismo furono elette appena 21 italiane su un totale su un totale di 556 deputati (3,7%). Tra queste c’era anche una coraggiosa donna marchigiana, Adele Bei. Nata il 4 maggio 1904 a Cantiano, nell’alto Pesarese, da un boscaiolo e una casalinga, terza di undici figli, crebbe in un umile clan familiare avviandosi, già all’età di dodici anni, al mondo del lavoro.

Il padre Davide, socialista, orientò, al pari degli altri familiari, la sua formazione politica, partecipando entusiasta a lotte operaie e contrastando il fascismo emergente. Appena diciottenne si sposò, il 29 ottobre 1922, con Domenico Ciufoli, taglialegna socialista che, delegato al congresso di Livorno del 1921, fu tra i fondatori del Partito comunista d’Italia. Il clan familiare fu presto costretto a rifugiarsi all’estero (Belgio, Lussemburgo e Francia) dove Adele divenne madre (di Angela, nata in Belgio il 3 marzo 1924 cui seguì Ferrero, nato in Lussemburgo il 1° dicembre 1926) e completò la propria maturazione politica iscrivendosi, in Francia, al Pcd’I. Al pari del marito, che lavorava in fabbrica e in miniera ma continuava l’attività politica nella clandestinità, Adele s’impiegò come sarta e contestualmente prese parte alle attività del partito iniziando gradualmente nel 1930, sbrigando diversi compiti e frequentando corsi di preparazione politica. Conosciuta come Battistella, compì diversi viaggi in Italia sotto falso nome come corriere di partito e nel 1933 fu inviata a Roma dove il PCd’i era stato falcidiato da una serie di arresti.

Anche lei cadde nell’oliata rete di controlli polizieschi: il 18 novembre venne arrestata e rinchiusa per cinque mesi nel carcere delle Mantellate. Il 19 luglio 1934, di fronte al Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, venne condannata a 18 anni di reclusione da scontare presso il carcere femminile di Perugia. Si aprì per lei un frangente di dura prigionia, ma anche di studio e di ampie letture, mentre la sua fermezza di fronte ai giudici e alla stessa durezza del carcere la resero nota negli ambienti comunisti tanto da diventare un simbolo e insieme una leader per altre militanti. La famiglia si divise: i figli furono accolti in Russia, presso la Casa internazionale dei bambini di Ivanovo, un istituto per i figli delle vittime del fascismo, nel quale rimasero fino alla fine della seconda guerra mondiale, mentre il marito, sempre più impegnato nel partito, venne arrestato nel 1939 e quindi trasferito nel campo di Buchenwald, dove rimase fino alla Liberazione. Adele venne trasferita nella colonia di Ventotene che poté lasciare solo alla caduta del fascismo: già alla fine di agosto, si trovava a Roma, pronta per riprendere la lotta.

Staffetta partigiana sul Monte Tancia (sopra Terni) diresse le donne in diverse attività di collegamento, di soccorso e di recupero delle armi. Accettò, dopo la Liberazione, il ruolo di responsabile della commissione consultiva femminile della Cgil e partecipò alla fondazione dell’Udi. Ebbe pure modo di rientrare saltuariamente nelle Marche e il 15 luglio 1944 aprì i lavori, in Ancona, del Primo convegno femminile, occasione di confronto e di riflessione sulla congiuntura in atto. Nell’ambito dell’Udi – venne eletta al consiglio nazionale nel corso del primo congresso (Firenze, ottobre 1945) –, si batté in favore delle famiglie che versavano in condizioni di miseria e, soprattutto, dell’emancipazione femminile, criticando il «calcolo egoistico» maschile; così, alla prima conferenza provinciale del Pci pesarese (8-9 giugno 1945), definì il voto alle donne «un percorso decisivo verso la democrazia», sottolineando che bisognava impegnarsi «tra le donne specie della campagna».

Nel luglio del ’45 si recò in Urss con una delegazione sindacale e poté così riabbracciare i figli, riportandoli in Italia: tale gioia fu però presto seguita dalla separazione dal marito che originò, in tutta probabilità, incomprensioni con la figlia Angela. Adele aveva svolto un’attività così intensa che nel 1948, negli elenchi redatti dal sottocomitato per gli affari esteri alla Camera statunitense, il suo nome figurava tra i quaranta più «spietati dirigenti dell’offensiva comunista in Europa e in Oriente». Amata per le capacità oratorie e la semplicità, Adele divenne tra le funzionarie più autorevoli del Pci, rappresentando anche, per il tenace radicamento delle proprie origini, una sorta di trait d’union tra la direzione del partito e la lontana provincia marchigiana.

L’impegno del periodo resistenziale fu prodromico all’intensa presenza istituzionale: nel 1945 venne nominata dalla Cgil unitaria a far parte della Consulta; nel 1946 fece parte, come detto, del limitato novero delle donne designate alla Costituente, eletta nella lista del Pci per il XVIII collegio delle Marche (relativo alle province di Ancona, Pesaro, Macerata e Ascoli Piceno); nel 1948 venne nominata senatrice per meriti antifascisti; fu poi deputata al Parlamento italiano per la seconda e la terza legislatura, eletta per il collegio di Ancona. Parallelamente alle attività istituzionali continuò il suo operato nel sindacato (importante fu il ruolo nel Sindacato Nazionale Lavoratori foglia di tabacco) e nell’Udi come presidente dell’Associazione donne della campagna. Dopo il 1963 si impegnò nella Federazione provinciale del Pci romano e venne eletta nel comitato esecutivo dell’Associazione perseguitati politici italiani antifascisti. La sua vita, spesa a dare voce alle persone, alle donne e ai loro diritti, si è conclusa a Roma il 15 ottobre 1976.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
A. Bei, Discorsi parlamentari, con un saggio di N. Ciani, il Mulino, Bologna 2015; N. Ciani, B. A., in Dizionario biografico degli italiani, 2016; F. Brunella, Bei Adele, in Dizionario biografico delle donne marchigiane 1815-2018, a cura di L. Pupilli e M. Severini, il lavoro editoriale, Ancona 2018, pp. 29, 31; M. Severini, Il circolo di Anna. Donne che precorrono i tempi, mZefiro, Fermo 2019, p. 53.

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