Alberto Zavatti: da partigiano a sindaco

di Michele Servadio

Alberto Zavatti rappresentò per Senigallia la principale figura politica post-bellica, sindaco per un ventennio, dal 1945 al 1964, ovvero nel periodo più difficile della città adriatica lungo il corso del Novecento. Nato in una famiglia povera e cresciuto fra rinunce e ristrettezze, divenne in poco tempo un uomo del popolo, figura istituzionale di riferimento per l’intera comunità locale, sintesi perfetta fra individuo e sindaco. Nacque a Senigallia il 22 agosto 1915, figlio del macellaio Romeo e della filandaia Olga Olivi, entrambi provenienti da famiglie di umili origini. Dopo la morte dei genitori nell’autunno del ’18, vittime della spagnola che mieté milioni di morti in tutta Europa, Alberto, rimasto orfano ad appena tre anni, dopo una breve permanenza in Egitto con lo zio, venne collocato dai nonni paterni presso l’Orfanotrofio senigalliese maschile Testaferrata.

Nell’agosto del 1927, durante le vacanze estive, Zavatti fu colpito da una grave forma di poliomielite che intaccò in modo permanente il suo sistema motorio, lasciandogli in dote una accentuata zoppia per il resto della sua vita. Lasciato l’istituto nell’estate del 1933, provò a costruirsi una carriera come sarto a Verona ma la nostalgia di casa lo spinse a tornare a Senigallia nel ’38, anno in cui entrò in contatto per la prima volta con gli ambienti comunisti cittadini, divenendo dapprima conoscente e poi sincero amico di Raffaele Maderloni, leader comunista anconetano, a quel tempo cameriere presso il noto caffè Columbia, luogo di ritrovo dei comunisti e degli anarchici senigalliesi. La carriera di Zavatti all’interno del partito fu rapida: nel ’42 divenne membro del Comitato provinciale e nell’ottobre del ’43 responsabile del nucleo politico e militare comunista agli ordini di Alberto Galeazzi e, dilì a poco, membro effettivo del Cln di zona. Fra il ’43 ed il ’44 Zavatti ricoprì con coraggio il ruolo di comandante partigiano, partecipando in prima persona a numerose azioni gappiste e segnalandosi come coordinatore del gruppo ostrense.

Dopo il tragico eccidio di Ostra in cui persero la vita i giovani comunisti Alessandro Maggini, Amedeo Galassi e Pietro Brutti, Zavatti venne ritenuto corresponsabile dai vertici del partito e conseguentemente sospeso da tutti i ruoli politici. Se ne andò in Arcevia per offrire ugualmente il suo contributo nel partigianato ma, malato, venne rinviato nella città natale: fu la sua salvezza poiché ciò avvenne pochi giorni prima del tragico rastrellamento nazifascista presso il Monte Sant’Angelo di Arcevia. Nel maggio del 1945, concluso il conflitto, Zavatti venne nuovamente riammesso nel partito, potendo in questo modo partecipare in modo attivo alla vita politica cittadina e sperando di contribuire in prima persona alla rinascita della città dopo gli orrori e la devastazione della guerra. L’occasione non tardò ad arrivare: dopo aver ottenuto la candidatura dai vertici del partito, il 26 maggio 1945 venne eletto primo cittadino di Senigallia con decreto del prefetto di Ancona Piechè n.965 del 22 maggio 1945. Non appena insediatosi, Zavatti comprese sin da subito come la ricostruzione civile si ponesse quale azione politica di primaria importanza, in quanto riedificare la città dalle macerie non significava soltanto restituire ai cittadini ciò di cui la guerra li aveva privati, ma anche ridare loro quella dignità sociale persa durante il terribile conflitto.

Una delle prime difficoltà che incontrò Zavatti all’inizio del proprio mandato fu rappresentata dalla necessità di reperire il denaro per poter dare avvio all’opera di ricostruzione; le casse comunali erano infatti cronicamente vuote, provate dai tanti anni di guerra degli anni precedenti. Per supplire a questa difficoltà, Zavatti ebbe una grandissima intuizione: conscio del grande appeal che la città di Senigallia esercitava sui turisti italiani sin dai primi anni del Novecento, decise di riaprire la stagione balneare dal 1° agosto al 30 settembre, autorizzando i turisti a soggiornare in città per l’intera durata delle vacanze estive, previo pagamento dell’imposta di soggiorno. L’intuizione di Zavatti si rivelò azzeccata; il successo turistico riscosso da Senigallia fu infatti enorme, tanto da divenire, nelle calde estati post belliche, una delle mete predilette degli italiani del dopoguerra, consentendo in tal modo ingenti entrate alle depauperate casse comunali cittadine. Le disposizioni della Giunta Zavatti riguardarono non solo il turismo, ma anche le infrastrutture.

Il 21 dicembre 1947 il sindaco posò la prima pietra della nuova stazione ferroviaria che, nel giro di breve tempo, divenne uno degli snodi commerciali più rilevanti dell’intera riviera adriatica. Altre pregevoli intuizioni politiche furono la concessione in affitto della Rotonda a Mare all’Ebanisteria Marchigiana, così da consentire non solo di incassare un’ingente somma di denaro quale canone di locazione ma anche di creare molti nuovi posti di lavoro per i tanti operai impiegati nell’attività manifatturiera, e la riforma dell’Ente Comunale di Assistenza (Eca), organo costituito con legge n.847 del 3 giugno 1937, la cui azione era indirizzata a forme di aiuto verso orfani, poveri, ciechi e sordomuti che vivevano in condizioni di povertà ed emarginazione all’interno del territorio comunale. Sempre nel 1947, con l’obiettivo di creare nuovi posti di lavoro, Zavatti decretò l’apertura di un nuovo ed innovativo cantiere navale che, cresciuto esponenzialmente negli anni seguenti, divenne un punto di riferimento per la cantieristica della riviera adriatica.

Il sindaco diede inoltre impulso ad un’intensa e massiccia opera di ricostruzione degli edifici scolastici: vennero costruiti molti nuovi immobili, destinati ad ospitare le scuole medie, ginnasiali e liceali. Allo stesso tempo presiedette in prima persona e riformò il Patronato scolastico, aiutando economicamente i tanti studenti in difficoltà, fornendo loro il materiale scolastico necessario, libri di testo, pasti caldi e assistenza medica. La città di Senigallia, a seguito dell’azione politica della Giunta Zavatti, risorse dalle proprie ceneri; la prima ricostruzione civile fu ultimata nel 1951, anno in cui la maggior parte degli edifici istituzionali veniva consegnata alla collettività. Il turismo, promosso dal sindaco all’inizio del proprio mandato, crebbe in maniera esponenziale, tanto che nel 1950 «l’Unità» definì Spiaggia di Velluto il litorale senigalliese, valutata in modo eccellente sia per la sua bellezza naturale che per i servizi offerti, fra i quali spiccavano l’efficiente rete di infrastrutture, l’organizzazione del collegamento ferroviario e le affascinanti strutture alberghiere.

Zavatti dedicò parte della propria attività politica anche alla promozione di iniziative culturali cittadine, prima fra tutte l’organizzazione, nei primi anni Cinquanta, di grandi celebrazioni per il centenario della fucilazione del patriota risorgimentale senigalliese Girolamo Simoncelli, protagonista indiscusso della Repubblica Romana nel 1849 e condannato a morte dai tribunali pontifici senza aver commesso alcun reato, ma venendo preso come capro espiatorio. L’attività di Alberto Zavatti si protrasse sino al 1964, anno in cui, dopo quasi un ventennio, lasciò il mandato di primo cittadino, venendo contestualmente eletto in Provincia ed entrando nell’Unione Provinciale degli Artigiani. Nonostante la fine della sua carriera istituzionale, Zavatti continuò comunque a prodigarsi in favore dei propri concittadini, partecipando in modo attivo alla vita politica comunale. Zavatti morì il 29 agosto 1970, lasciando l’indelebile ricordo di uomo delle istituzioni, capace di dare voce al popolo più debole ed inerme, reduce dagli orrori della seconda guerra mondiale. Un uomo del popolo che, con la sua umanità e la sua serietà, era riuscito ad imporsi come figura politica locale di riferimento, amato dalla comunità e rispettato dai propri avversari politici.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
M.Papini (a cura di), Raffaele Maderloni, in Biografie di Comunisti Marchigiani: da Livorno alla clandestinità, in I quaderni, Istituto Gramsci Marche, 6, 1993, pp. 107-119; M.G. Salonna, Fazzoletti rossi, tre vite diverse, una scelta comune: i ribelli di Ostra, 6 febbraio 1944, affinità elettive, Ancona, 2008, pp.54-58 e ss.; M. Severini (a cura di), Alberto Zavatti, l’uomo, la città, il tempo, Il lavoro editoriale, Senigallia, 2009; Id. (a cura di), Senigallia. Una storia contemporanea 1860-2000, Ventura, Senigallia 2019, ad nomen.

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